sabato 16 giugno 2007


Capitolo Centottantaseiesimo. Untrice


Io soffro d'Ikeite. D'Ikeite acuta, s'intente, non quella da famigliola il fine settimana, che tra una lampadina e una polpetta ci trascorre un pomeriggio. Io sono una feticista d'IKEA: conosco tutta la storia, dai fiammiferi alla grande distribuzione globalizzata, ricordo gli impronunciabili nomi di taluni mobili a memoria, so in base a quale criterio sono scelti, posso citare tutte le sottili differenze che intercorrono tra tutti materassi Sultan, posseggo la tessera IKEA e sono al corrente di tutti gli eventi da essa patrocinati. E' ovvio che il primo luogo ove andrei a vedere una cucina sia l'IKEA.

Il non odia i supermercati, i discount, i negozi, i mercati e le fiere. A volte persino bar e ristoranti. Il non odia qualsiasi luogo, chiuso o aperto, dove ci sia una densità di persone superiore allo 0,003/mq ove si possa vendere o acquistare qualcosa. Il non non è mai stato all'IKEA.

Immaginatevi, quindi, la fatica a trascinarlo ieri pomeriggio prima sino all'IKEA, e, poi, attraverso spazio espositivo e mercatino.

Ovviamente io sono stata perfettamente soddisfatta ed appagata, ho persino acquistato un nuovo peluche da aggiungere alla mia collezione, mentre lui sostiene che sia un posto orrendo dove non tornerà mai più...

...Però: i tappetini da bagno erano proprio belli. E anche qual tavolone della cucina: se ci stesse in casa... E sai che ti dico? Che anche quella composizione anta-piano di lavoro non era niente male. E che genialata la possibilità di spostare i piani di lavoro sopra le varie antine e i miscelatori sui lavelli, in modo da poter avere un'idea dell'effetto dell'abbinamento. Mi piaceva anche l'armadio ad angolo, peccato per le porte trasparenti. Non è che se ne può scegliere un'altra da montare?

Il contagio è iniziato.