Capitolo Trecentosessantottoesimo. Hair-style
- Stai bene con i capelli corti, sembri più giovane: dimostri trent'anni.
- Pa, ne devo compiere ventinove.
Capitolo Trecentosessantasettesimo. dio!
Solita notte da torinesi in Gran Madre: cambiano solo le zeppe -che di solito non porto, e la marca della birra -Poretti venduta sottocosto dopo la crisi del mercato immobiliare.
Traffico bloccato all'altezza del ponte, ci si chiede cosa si aspetti a fare di via Po una zona pedonale notturna per poi rispondersi, immediatamente, che si perderebbe il piacere di vedere la auto posteggiate sequestrate dai carriattrezzi: molto meglio così, con le polveri sottili al massimo storico a compensare il mio stop alle sigarette.
La Gran Madre è la vetrina migliore per la meglio umanità: bimbiminchia minchiaoh, famiglie, uomini scalzi che hanno perso la cintura dei pantaloni, coppie con il gelato, odore e voglia di minchia -l'unico mercato in cui la domanda non riesce mai a sposare l'offerta, e quello lì: camicia azzurra con manica a tre quarti, pantalone capri, mocassino senza calze, più inscopabile della Merkel con le ballerine, che passi il culone, ma la calzatura, dio!, la calzatura!
Lui con la camicia azzurra manica tre quarti, capri, mocassino, la Mercedes Classe A anno 2000, nemmeno avesse la Porche 911 anno 2011, che passi la macchina, ma tirarsela, dio!, la Classe A!
Lui, camicia azzurra, Classe A, capello lungo che voglio fare il milanese, cellulare in mano che voglio fare il milanese, urlando al cellulare che voglio fare quello che ha qualcuno con cui parlare.
Lui, dio!, parcheggia davanti alla Gran Madre e poi al telefono:
- Ci vediamo ai Muri. Come non trovi parcheggio? Io ci ho messo meno di un secondo.
Lui, dio!, possa tu stanotte spostare stanotte i carriattrezzi a ripulire questa vetrina della meglio umanità.
Capitolo Trecentossessantaseiesimo. Perché non scrivo più
Mi è stato fatto notare che è dal 5 febbraio che non scrivo più nulla. Pensare che ho anche chiuso l'account Facebook, per non perdere tempo -meglio la internet quella vera, quella piena di gattini.
Non che prima del 5 febbraio scrivessi molto di più. Post centellinati nella frequenza e nei caratteri, così corti che più che post sembravano Tweet -e pensare che l'account Twitter ce l'ho, ma non lo uso mai.
Non ho più nulla da dire: dall'urgenza dell'adolescenza di urlare, sono passata a quella adulta dell'ascoltare. No, non è vero, non del tutto almeno: sono passata all'esigenza del fare e il fare richiede tempo e dedizione.
Fare piani per il futuro richiede tempo. Tempo per capire dove voglio arrivare e cosa voglio sacrificare.
Fare pulizia nella mia vita richiede tempo. Tempo per capire quali oggetti buttare e quali persone evitare.
Fare attenzione a me stessa richiede tempo. Tempo per capire chi sono, cosa mi piace, goderne -prima che sia troppo tardi.
Scrivere una tesi di dottorato richiede tempo e tante, tante parole. Troppe parole.
Ho la nausea delle parole: il problema è quello.
Capitolo Trecentosessantacinquesimo. Questione di principio
Se sul tabacco è scritto 'Provoca il cancro' pretendo che sullo zucchero venga scritto 'Provoca il diabete'.
Capitolo Trecentosessantaquattresimo. I was me
Scoprire che Google ti
profila come un maschio 25-34enne, interessato a fumetti, casa e giardino, ti fa capire che almeno un obiettivo nella vita sei riuscito a raggiungerlo.
Capitolo Trecentosettantatreesimo. Queste sí che sono soddisfazioni
La cosa che mi rende più orgogliosa dei miei sei mesi danesi e della mia folle visita delle capitali scandinave è l'essere tornata a casa con tutti i calzini.
Capitolo Trecentosessantaduesimo. Generazione Santa Maradona
Stiamo diventanto vecchi, non abbiamo un lavoro, non ci siamo sposati e non abbiamo fatto figli.
E ho come il sospetto che le cose siano correlate