venerdì 25 febbraio 2005


Capitolo Quarantasettesimo. Megadeath


Lunedì trasferta milanese per potermi gustare, in quel dell'Alcatraz, quella che doveva essere l'ultima apparizione italiana dei Megadeath.

Non sto lì a dire cosa abbia significato per il mio fisico attendere due ore fuori da un negozio di musica, mentre nevicava, solo per avere un autografo da Dave Mustaine e poter fare una foto con lui.

Non voglio perdere tempo per descrivere quanto fosse bello, nonostante l'età, e quanto fosse marpione.

Non mi voglio soffermare nel descrivere quanto sia stato doloroso psicofisicamente resistere tre ore, sempre sotto la neve, schiacciata davanti ai cancelli e quanto gratificante sia stato sfondarli.

Non voglio annoiare nessuno spiegando cosa significhi guadagnare la prima fila e resistervi, sgomitando tra metallari borchiati, grossi e sudati. E cosa significhi raccogliere, alla fine, un plettro e toccare le polsiere, che lui ha lanciato sul pubblico.

E non voglio spendere neppure una parola sulla nottata, trascorsa a sonnecchiare in un pub, su di un pullman e sul treno che ci avrebbe riportato a casa.

Si sappia solo che quella cretina di G. ha rovinato la foto e che oggi è il primo giorno che i lividi mi danno pace.

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