sabato 4 dicembre 2004


Diario di un killer sentimentale, Luis Sepúlveda


Sette giorni, cinque città, settantatre pagine con tanto di colpo di scena finale. Questi i numeri del piccolo capolavoro noir di Sepúlveda.

La storia è semplice: lui è un killer professionista di circa 45 anni che riesce a descrivere gli ultimi quindici anni della sua vita con tre verbi: "Arrivo, ammazzo e me ne vado", uno stakanovista del delitto su commissione, insomma. Preciso pulito ed affidabile. Sino a che non incontra lei: la Gran Figa Francese, che lo costringe, suo malgrado, ad aderire ad uno stile di vita decisamente boghese, violando buona parte dei suoi precetti professionali. Fortunatamente era un'intellettuale "e come tutte le intellettuali era abbastanza ingenua da bersi qualunque storia", per cui il Nostro non fa alcuna fatica a convincerla che è il rappresentante di una società aereonautica e perciò deve viaggiare molto.

Fino qui tutto bene, sembrerebbe, peccato che il romanzo si apra su una giornata di merda.
Il nostro uomo è a Madrid dove riceve il suo nuovo Incarico, quello che sembra essere un messicano filantropo, ed un fax della sua francesina, in cui la Gran Figa lo rende partecipe della sua nuova condizione di ex.
Al killer non resta che chiamare una giovane mulatta "per dar sollievo al corpo" e ordinare una bottiglia di whisky, che resterà intatta: il lavoro innanzi tutto. Perché? primo "anche se cornuto un professionista è sempre un professionista", secondo "la ricompensa ha sei zeri sulla destra ed è esentasse"

Da vero professionista riesce, in meno di un giorno, a localizzare il suo Incarico: Istabul. Ed è in Turchia che il nostro killer compie gli errori più gravi, che pagherà con il pensionamento anticipato: questo sarà il suo ultimo incarico. Ed è stato fortunato: nel suo mestiere "non si finisce la carriera con prepensionamenti, ma con certificati di morte".

Il viaggio continua, tra tassisti e puttane: da Istabul a Francoforte, da qui a Parigi, sino a Città del Messico, dove la vicenda si conclude, sempre con il pensiero fisso alla Gran Figa, in preda ad una malsana e poco professionale curiosità per i retroscena dell'incarico, con l'unico appoggio di un alter ego che compare da ogni superficie riflettente.

Riuscirà il killer a terminare il suo incarico, scarificando i sentimentalismi? Tornerà a seguire la sua ferrea logica professionale e la ragione economica?


Lo stile è quello a cui Sepúlveda ci ha abituato, leggero e fluido, solo un po' più ironico e veloce. Il linguaggio, che ricorda quello di Heminggway, a cui il cileno dice di ispirarsi, è conciso ed essenziale, esattamente come deve essere la vita di un assassino professionista: pratica e veloce.


Un romanzo breve a cui, però, non manca nulla di ciò che contraddistingue il genere noir: assassini e omicidi, droga e trafficanti, amore e tradimento, suspence e colpi di scena.

Un'ennesima prova d'autore ben riuscita, forse anche perché il narratore ha vissuto parte della vicenda sulla propria pelle: il romanzo nasce, infatti, a seguito di una delusione d'amore. "Dato che a lei", confessa Sepúlveda, "alla responsabile in carne e ossa di quella delusione, non potevo augurare nulla di male, ho voluto prendermi una rivincita, almeno letteraria. È uno dei piccoli lussi che può permettersi uno scrittore. Certo, se fossi stato un ingegnere che costruiva ponti, immaginatevi la tragedia. Invece, per fortuna, scrivo libri. Il Diario è nato così, da quella voglia di rivincita. Però poi, quando ne avevo già scritto un bel pezzo, quella voglia mi è passata. Il personaggio ha iniziato a piacermi, a coinvolgermi. Come me, aveva giocato a fare il pigmalione, un errore che non si dovrebbe mai commettere. Alla fine, il romanzo racchiude una riflessione su una solitudine molto tragica: quella dell'uomo attorno ai cinquant'anni, assalito da mille nuove paure, con il bilancio della propria vita ormai da tracciare e la morte che si fa più vicina".

Un libro ben scritto, veloce, da leggere mentre si aspetta il pullman o in qualche studio medico o quando si ha un'oretta libera da trascorrere in maniera diversa.

Luis Sepúlveda
Diario di un killer sentimentale
Guanda

1 Commenti:

  • L'ho letto anche io!!!
    ...e tu penserai: "E chissenefrega..." ;)

    Un libro che mi hanno prestato che ho messo nel dimenticatoio, ma oggi rileggendo alcuni passi mi è tornato in mente... Grazie!

    Di Blogger wubby, scritto alle 04/12/04, 09:09  

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